Erano già un paio di volte che Daniela andava a scuola senza aver svolto gli esercizi di matematica. Già da molto tempo il papà l’aveva richiamata per il suo disinteresse verso questa materia. La goccia che fece traboccare il vaso fu però l’insufficienza in un compito molto importante. Quella regola di Ruffini non le andava proprio giù, e per colpa di questo tizio, che neanche conosceva, Daniela sapeva benissimo che a casa sua sarebbe scoppiato un putiferio. La sua previsione non poteva essere più precisa: durante tutto il pranzo e la cena si discusse sui provvedimenti da prendere a riguardo: ripetizioni, domeniche di studio e via dicendo, tanto che Daniela andò a dormire sconfortata, imprecando e maledicendo fra sé e sé i numeri, la matematica e tutto ciò che la riguardasse. La rabbia era tanta: Daniela non riusciva proprio a spiegarsi perché questa materia venisse cosi considerata da tutti così importante.
Istante dopo istante la sua irritazione cresceva anziché diminuire, ma di lì a poco sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe completamente rivoluzionato il suo modo di pensare.
Si addormentò.
Ed eccola in una splendida domenica di sole, vestita a festa, pronta per uscire con la sua amica Martina. Si sedette sul divano nell’attesa del solito “squillo” sul cellulare che l’avrebbe avvisata dell’arrivo di Martina. Ma d’un tratto qualcosa attirò la sua attenzione: sentì che qualcuno stava discutendo in cucina erano i suoi genitori. Cercò di origliare per scoprire quale era l’argomento di conversazione, ma quello che riuscì a sentire la confuse completamente: non era una discussione consueta……era come se mancasse qualche cosa, come se i suoi genitori stessero farfugliando cose senza senso. Proprio nel momento in cui stava cercando una spiegazione squillò il cellulare nell’altra stanza. Daniela andò subito a controllare, poteva essere Martina. Il telefono non dava alcun segno che facesse capire chi la stava chiamando: luci colori ma niente numeri.
Decise di uscire ugualmente. Pensava, infatti, che fare due passi le avrebbe schiarito le idee. Un odore intenso cominciava, però ad avvolgerla: arrivava dalla pasticceria del papà del suo amico Matteo che come ogni mattina stava farcendo i croissant appena sfornati. Daniela pensò subito che probabilmente una delizia simile l’avrebbe aiutata a scoprire che cosa era successo a casa sua quella mattina. Entrò nella pasticceria e chiese un cornetto con la marmellata d’albicocche. Il pasticcere la osservò stupito, come se Daniela avesse detto chissà quale assurdità iniziò così a preparare vassoi e cesti pieni di cornetti: come ne riempiva uno subito glielo porgeva. Non c’era verso di far capire al pasticcere, quella mattina, che Daniela aveva chiesto un solo cornetto.
Sconvolta da un mare di cornetti, decise di anticipare la consueta visita dai nonni. Sicuramente il nonno con la sua saggezza avrebbe saputo spiegarle che cos’era che aveva portato tanta confusione e l’avrebbe tirata su con uno dei suoi soliti trucchetti con le carte. Ma quello che Daniela desiderava tanto non accadde: le carte erano diventate completamente bianche, il gioco del nonno non aveva quindi senso,……o forse era lei che non riusciva a capirlo.
Questa volta la reazione di Daniela fu di disperazione e sgomento.
Uscì dalla casa dei nonni e camminando a passo svelto sentiva le persone per strada, la radio e ogni cosa dotata di linguaggio, che per lei vaneggiavano.
Il mondo era disordinato, completamente privo di ordine. Più andava avanti e più si rendeva conto che qualche cosa stava cambiando dentro di lei: ciò che prima le sembrava così chiaro piano piano assumeva una patina d’opaca indecifrabilità. La comunicazione, il gioco tutto aveva perso qualcosa di fondamentale, proprio quella cosa che le rendeva più interessanti.
Proprio nel momento in cui Daniela stava per piangere si trovò davanti un signore distinto. Certo il suo modo di vestire era del tutto inconsueto, settecentesco, ma aveva un’aria molto rassicurante, un viso che conosceva. Il signore fece un inchino a Daniela togliendosi il cappello e la invitò a fare una passeggiata con lui.
Daniela capì subito che quell’ uomo misterioso avrebbe potuto aiutarla: era giunto da un’altra epoca, da un altro pianeta forse, per aiutarla.
Con aria simpatica l’anziano signore cominciò a raccontarle antiche storie del leggendario “malefizio discalculico” che colpiva chi mostrava una particolare avversione e antipatia per il mondo dei numeri. Daniela cominciò subito a pensare che sarebbe giunto di nuovo un bel rimprovero. Ma non fu così!
Con un sorriso lo strano tipo la invitò a guardarsi intorno: l’occhio umano, senza bisogno di conoscenze, di esperienze particolari, poteva stabilire leggi,connessioni attraverso la semplice osservazione.
E così una foglia di acero diventava un pentagono e una quantità di foglie potevano essere misurate, contate e andare a definire un albero.
Ogni oggetto adesso le richiamava alla mente figure a lei familiari di cui conosceva le leggi
e il comportamento, la conoscenza dei numeri la aiutava a definire lo spazio intorno a lei:un viale alberato, una serie di panchine, dopo quanti alberi avrebbe trovato una nuova panchina e così dicendo per ogni cosa che attirava la sua attenzione.
Ecco che stava guarendo, la maledizione stava scomparendo e la consapevolezza di ciò che la circondava le procurava un piacere nuovo. Ed era un piacere destinato a proseguire a proprio piacimento perché ogni volta che scopriva una cosa interessante, che prima le era sembrata, inutile e banale, poteva dedurre da essa nuovi principi.
Tutta soddisfatta si accingeva a ringraziare e a congedarsi da quel simpatico signore, ma la lezione non era finita: l’uomo assunse un aspetto più austero. Era evidente che stava per dire qualcosa di molto importante. E così accadde: spiegò a Daniela che la matematica, i numeri non erano un inutile marchingegno inventato per tormentare gli studenti, ma qualcosa di implicito nel mondo a cui l’uomo aveva dato solo un nome e che sarebbe esistito al di là del fatto che qualcuno l’avesse o meno studiato. La matematica poteva essere inoltre utilizzata per diverse necessità pratiche e senza di essa anche parlare con le persone poteva diventare impossibile (e questo Daniela lo aveva capito molto bene quella mattina).
Detto questo, come per magia, il signore svanì nel nulla.
Ma chi era quello strano tipo?
Paolo Ruffini…..ecco perché Daniela lo conosceva.
Il rapporto di Daniela con la matematica da quell’incontro in poi era destinato a cambiare.
“Il gran libro della natura è scritto in caratteri matematici e che solchi conosce la matematica può interpretare le sue leggi”
Euclide, Element.
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