Il mio rapporto con la matematica,come succede per gran parte delle persone ha avuto alti e bassi.
Una delle mie prime esperienze con i numeri è riferita al mio primo orologio , bellissimo, blu dei Puffi, regalatomi da mia madre. Rimanevo incantata a guardare i numeri che cambiavano sul display. ho imparato a leggere l'ora prima sull'orologio digitale e poi sono passata all'uso di quello analogico.
Alle elementari la matematica mi è stata presentata come un gioco, ero affascinata soprattutto dai regoli, i paragoni tra le diverse grandezze e i problemi: “La mamma di Giovanni va al mercato….”e io lì ad immaginare.
La mia maestra ci faceva svolgere i problemi alla lavagna tutti insieme e solo in seguito individualmente nel banco.
Fin da bambina nella matematica ho sempre avuto l’aiuto di mio padre: uno dei più simpatici che ho è quello sulla memorizzazione delle tabelline, non riuscivo ad impararle stando ferma e così mio padre mi seguiva per tutta casa con lo schema interrogandomi: “6x7…; 8x6..; 7x8….”, oppure quando abbiamo costruito l’abaco per farmi capire la numerazione in base 2.
Durante le scuole medie mi sembrava di essere stata catapultata in un mondo che non conoscevo: probabilmente tutto era dovuto al mio rapporto con l’insegnante, aveva un modo di porsi troppo severo e duro per i miei gusti e forse vedendomi timida e un po’ impacciata mi aveva giudicata non adatta alla matematica. Mi spaventava talmente tanto da farmi venire il mal di pancia.
Ma la mia soddisfazione l’ho avuta quando,dopo aver passato le tutte le vacanze di Natale sul libro di matematica con mio padre pronto a darmi spiegazioni, la professoressa mostrando i risultati del compito in classe di gennaio disse che il mio compito era senza errori e che si era dovuta ricredere sul mio conto.
Da allora con la matematica non ho avuto problemi fatta eccezione per quella volta........ vedi prova n. 3
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